pensando all'8 marzo

Nel 1914 iniziò la Prima Guerra mondiale e con essa emersero prepotentemente importanti cambiamenti nella relazione  esistente tra il ruolo dell'uomo e della donna; cambiamenti che  trovano radici nella cultura e filosofia dell’illuminismo. C’erano del resto opinioni assai contrastanti tra le donne su quale fosse il loro effettivo “posto". Da un lato vi era una aspirazione verso una uguaglianza completa con un possibile “scambio” di ruoli. Dall’altra, vi erano donne che cominciavano a dubitare della importanza della lotta di genere. Si può dire che la guerra, falcidiando milioni di uomini nei campi di battaglia e caricando le donne di pesi e responsabilità che in passato non avevano avuto, abbia cambiato il ruolo delle donne e che i loro desideri di emancipazione si siano intensificati. Le donne arrivano ad assumere, vista la lontanaza dell'uomo, nuovi  ruoli: capo famiglia, ausiliarie dell’esercito, capostazione, responsabile del funzionamento delle istituzioni pubbliche e delle fabbriche di armi e munizioni. Tale intensificazione di responsabilità accrebbe notevolmente l’autostima e anche il riconoscimento trasversale di ruoli. Un tempo le storie riguardavano solo eroi di guerra di sesso maschile, mentre le donne assumevano un ruolo marginale e stereotipato, legato alla figura di madri e vedevo audaci. Anche l’opinione pubblica cambiò rapidamente, fino ad arrivare ai nostri giorni, dove vediamo donne Cancelliere, Ministro, dirigente ecc. In un mondo che si sposta   verso  l’era del  talento, a livello nazionale e al livello di business, la donna è presente in ogni settore e in particolare nella scienza: pensiamo, una fra tante, al premio Nobel  per la medicina. R.L. Montalcini. Oggi la donna  vuole rappresentare più che mai la capacità innovativa di un paese o di un’azienda. In questo nuovo contesto, l’integrazione delle donne nella realtà dei  talenti diventa un  must. Molto si è fatto, ma  molto resta da fare.  Leggiamo ancora di donne maltrattate, uccise, violentate e, in ambito professionale, conosciamo infinite storie di discriminazione. Il Global Gender Gap presenta i parametri che contraddistinguono il relativo divario tra donne e uomini attraverso quattro aree chiave: salute, istruzione, economia e la politica. L’indice non cerca di stabilire priorità per i paesi ma, piuttosto, cerca di  fornire un set completo di dati e un metodo chiaro per tracciare le lacune sugli indicatori critici, cosicchè i paesi possano stabilire priorità in relazione ai rispettivi contesti economici, politici e culturali. L’indice, quindi indica i potenziali modelli di ruolo, secondo il World Economic Forum e il suo “Global Gender Gap Report”, pubblicato nel 2017 (http://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2017.pdf) . Oggi sono stati testati 144 paesi di tutto il mondo per la rilevazione dei parametri di uguaglianza di genere e disuguaglianza. I risultati sono stati valutati usando una scala percentuale. La lista delle “uguaglianze” è guidata dai paesi nordici Svezia, Islanda e Finlandia  e ci auguriamo che l'anno prossimo possano avvenire grandi miglioramenti per tutti quei paesi che risultano ricoprire le ultime posizioni.

 

Vittoria Pompò