Lo “ spiazzamento” degli investimenti privati

1. La finanza pubblica secondo i classici e neoclassici 

 

Secondo la teoria classica e neoclassica il bilancio pubblico deve essere in pareggio (G = T). La spesa pubblica deve essere pari al prelievo fiscale per non turbare quegli equilibri realizzati dal mercato in termini di pieno impiego dei fattori della produzione. Il postulato del pareggio del bilancio rientrava negli obiettivi della politica economica nel XIX secolo e nei primi decenni del XX secolo, ed era considerato in grado di assicurare l’ordine monetario internazionale e il libero scambio di beni e servizi.

 

Nella visione classica, la spesa pubblica riguarda i seguenti settori: 

1) opere pubbliche;

2) amministrazione della giustizia;

3) ordine pubblico;

4) spese nel settore dell’istruzione. 

 

Lo Stato, attraverso la spesa pubblica, fornisce alla collettività esclusivamente i beni pubblici destinati a soddisfare i bisogni collettivi.

 

A questo punto è importante indicare le caratteristiche dei beni pubblici. Essi sono caratterizzati da due qualità, la non rivalità e la non escludibilità.

 

Per non rivalità si intende la caratteristica di quei beni il cui consumo da parte di un individuo non limita le possibilità di consumo da parte di altri membri della collettività. A questo proposito possiamo considerare, ad esempio, al servizio della difesa nazionale.

 

Per non escludibilità si intende l’impossibilità per il produttore di un bene di escludere altri individui dai benefici che derivano da tale produzione. 

 

Ritornando alla finanza pubblica, ci chiediamo quali siano gli effetti di una spesa pubblica che eccede il prelievo fiscale.

 

Due sono gli effetti negativi di G > T.

 

1) l’inflazione. Se la spesa pubblica non sostituisce quella privata, ma si aggiunge ad essa, la spesa complessiva aumenta. Poiché la produzione nel breve periodo (nell’ l’ottica classica) corrisponde al pieno impiego dei fattori della produzione, i prezzi dei beni aumentano determinando l’inflazione.

 

2) Le risorse di una economia, nel breve periodo, sono considerate date e vengono ripartite fra impieghi privati ed impieghi pubblici. Quando lo Stato aumenta la spesa pubblica oltre il prelievo fiscale si stabilisce una competizione fra Stato e privati per ottenere i fattori della produzione. Naturalmente lo Stato, l’imprenditore più forte, sottrae i fattori della produzione ai privati e realizza attività pubbliche. La conseguenza è la riduzione degli investimenti privati. In tal modo nel mercato si verifica una allocazione inefficiente delle risorse. Questa è la visione della finanza pubblica nell’ottica classica che teorizzava il pareggio del bilancio. Vi è tuttavia una sola eccezione al postulato del pareggio di bilancio, rappresentata dalla finanza straordinaria. In questa situazione il deficit di bilancio viene considerato un evento eccezionale determinato da fatti straordinari (guerre, catastrofi naturali) che permettono ai governi di effettuare una spesa pubblica (G) maggiore del prelievo fiscale (T), portando il bilancio dello Stato in deficit. 

 

2. Lo spiazzamento degli investimenti privati

 

Quando si parla di spiazzamento si fa riferimento agli aumenti della spesa pubblica che possono determinare una riduzione degli investimenti privati.

 

Questo risulta vero, in particolare, se il deficit di bilancio è coperto con titoli poiché l’aumento dell’offerta di titoli provoca una riduzione del loro prezzo ed un aumento del tasso di interesse. L’aumento di quest’ultimo provoca una contrazione degli investimenti privati.

 

Bisogna distinguere tra spiazzamento parziale, nullo e totale.

 

Lo spiazzamento parziale

 

Per analizzare lo spiazzamento parziale si considera la retta IS. Un deficit di bilancio (G > T) determina una trasposizione della retta IS in IS . Se il tasso di interesse rimane al suo livello di equilibrio il reddito aumenta in misura pari all’aumento della spesa pubblica per il moltiplicatore (+∆Y = +∆G . 1/1 - c). Tuttavia, il tasso di interesse resta invariato solo se il deficit di bilancio viene coperto con la creazione di nuova moneta. In questo modo la retta LM trasla in basso a destra in LM1> LM. Se questo accade ciò determina un nuovo punto di equilibrio macroeconomico fra le due rette, mentre il tasso di interesse resta invariato ed il reddito di equilibrio aumenta in quantità pari adOY2

 

 .

 

Se, invece, il deficit di bilancio è coperto tramite l’emissione di titoli, e non tramite la creazione di nuova moneta (la retta LM non varia), il tasso di interesse aumenta sia perchè l’aumento dell’offerta di titoli provoca una caduta del loro prezzo. In secondo luogo, l’aumento della spesa pubblica finanziata in deficit fa crescere il reddito ad offerta di moneta data. Quando accade ciò, l’aumento del reddito provoca una crescita della domanda di moneta per il movente delle transazioni, una riduzione di quella per il movente speculativo ed un aumento del tasso di interesse. Il tasso di interesse aumenta e l’equilibrio si sposta in un nuovo punto. L’aumento del tasso di interesse “spiazza” gli investimenti privati e l’aumento del reddito si ferma ad OY1, che è maggiore di OYE

 

 ma minore di OY2

 

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Graficamente si ha: Grafico. 1 (vedi sotto in figura)

 

Lo spiazzamento nullo e lo spiazzamento totale

Nell’ottica keynesiana, per espandere il reddito e ridurre la disoccupazione i centri responsabili della politica economica devono attuare una politica di espansione della spesa pubblica. Questo significa trasporre a destra la retta IS. Dunque, l’aumento della spesa pubblica provoca una crescita del reddito pari all’aumento della spesa pubblica (+∆G) per il moltiplicatore. In simboli si ha:

1) +∆Y = +∆G . 1/1 – c

ponendo ∆I = 0 (gli investimenti sono assunti dati per ogni successivo livello del reddito). Grazie all’aumento della spesa pubblica, la retta IS si traspone in IS1 (IS1> IS), il reddito aumenta. Il reddito ed il suo aumento dipendono dalla crescita della spesa pubblica (G). In questo caso, la politica fiscale ha massima efficacia e lo spiazzamento è nullo (non si verifica il fenomeno del “Crowding-out” degli investimenti privati in quanto il tasso di interesse resta invariato). Si manifesta inoltre la dicotomia keynesiana. Infatti, il tasso di interesse ha natura monetaria in quanto determinato dall’eguaglianza fra domanda e offerta di moneta ed il suo livello dipende da come viene posizionata nel piano cartesiano la retta LM. Il reddito ha invece natura reale essendo determinato dall’uguaglianza tra investimenti e risparmio, quindi è determinato dalla retta IS.

 

Nell’ottica neoclassica una politica fiscale espansiva determina uno spiazzamento totale degli investimenti privati. Infatti, poiché il deficit di bilancio è finanziato dall’emissione di titoli, si apre una competizione fra Stato e privati per acquisire i fondi necessari agli investimenti privati e alla spesa pubblica. Nella competizione fra settore privato e settore pubblico il tasso di interesse aumenta in maniera tale da provocare una contrazione degli investimenti privati. Se questo accade il reddito tende a restare invariato.

 

Il tasso di interesse non aumenta solo per questo motivo. Infatti, se il deficit di bilancio è coperto tramite l’emissione di titoli di Stato, l’offerta di titoli cresce, il loro prezzo diminuisce ed il tasso di interesse aumenta.

 

Per i neoclassici, se il deficit viene finanziato tramite creazione di nuova moneta si ha una aumento di liquidità che si aggiunge a quella che già esiste; tale liquidità aggiuntiva avrà effetti sulla domanda globale.

 

In sostanza, i neoclassici ritengono che l’aumento della quantità di moneta in circolazione si verifica se il disavanzo pubblico viene finanziato con la creazione di moneta. Dunque, è difficile che un deficit di bilancio possa influire in qualche modo sul livello della domanda globale. La politica di bilancio in senso stretto, salvo ipotesi particolari, è quindi inefficace.

 

Il convincimento dei neoclassici e di Friedman merita però di essere approfondito. Friedman considera che se la spesa pubblica viene finanziata tramite l’emissione di titoli del debito pubblico, lo Stato prende a prestito dei soldi dai risparmiatori (i sottoscrittori dei titoli) e trasferisce il denaro ad altre persone, ovvero coloro ai quali la spesa pubblica addizionale è indirizzata. In queste circostanze tuttavia l’ammontare complessivo di moneta in circolazione resta invariato.

 

Se per coprire il deficit di bilancio lo Stato fa ricorso all’emissione di titoli, l’aumento dell’offerta di questi ultimi provoca una riduzione del loro prezzo ed un aumento del tasso di interesse. Se il tasso aumenta, lo Stato vende i titoli che emette e l’aumento del tasso di interesse ha l’effetto di scoraggiare la spesa privata. Dunque, la spesa pubblica aumenta e quella privata diminuisce. Si verifica dunque il fenomeno dello “spiazzamento” (“Crowding Out”), ovvero un aumento della spesa pubblica finanziata tramite l’emissione di titoli che determina una diminuzione della spesa privata. Se quest’ultima diminuisce nella stessa misura in cui la spesa pubblica è aumentata, l’effetto netto sul livello del reddito della collettività tende ad essere nullo. Queste considerazioni portano Friedman a ritenere che la politica del bilancio pubblico può modificare la composizione della spesa complessiva della collettività, spostando risorse dal settore privato a quello pubblico, non consentendo un aumento della domanda aggregata. 

 

Prof. Maria Pompò